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Come erano gli Etruschi di S.Concordio
(Sito del Porto della Formica)
Agricoltori, ma colti e raffinati: sapevano scrivere, tenevano banchetti e praticavano riti sacri





Si è tenuta lo scorso 12 luglio presso il Museo Archeologico di Capannori una interessante conferenza della giovane archeologa Elena Genovesi che ha recentemente discusso una tesi di specializzazione intitolata “Il popolamento etrusco arcaico nella piana dell’Auser: il sito del Porto della Formica a S. Concordio”.


Ricordiamo che il rinvenimento del piccolo insediamento etrusco, all’interno del cantiere per la costruzione del cd. Steccone, è avvenuto nell’aprile del 2010 ad opera delle archeologhe Abela e Bianchini sotto la supervisione del funzionario della Soprintendenza Archeologica di Firenze Giulio Ciampoltrini, e che fummo noi a chiedere, nel luglio 2008, quando il Permesso per la costruzione dello Steccone era già stato rilasciato, l’intervento, in cd. “tutela archeologica”, della Soprintendenza. Gli scavi in tutela archeologica iniziarono nel marzo del 2009, e quello dell’insediamento etrusco è l’ultimo della sequenza di ritrovamenti eccezionali avvenuti nell’area Gesam.


Il primo ritrovamento avvenne nell’aprile del 2009, e fu quello di una serie di volte in mattoni, struttura dei forni per la distillazione del litantrace destinato al gasometro, dentro le quali cui era ancora presente la carica di combustibile. Si trattava di rari resti cd. di “archeologia industriale” del primo impianto per la produzione del gas, risalente al 1864. Seguirono i ritrovamenti delle ceramiche di epoca augustea e finalmente, nel luglio 2009, la scoperta delle strutture interrate dell’antico porto fluviale della città di Lucca e in particolare della sua darsena. L’insediamento etrusco dell’area Gesam fu inizialmente datato al VI sec. a.C. e l’analisi delle ceramiche successivamente compiuto dalla dott.ssa Genovesi fa ritenere che la datazione si possa restringere ad un periodo ben preciso, tra fine VII e inizi VI sec.a.C. (Periodo Etrusco definito “Tardo-Orientalizzante”).


Dalla esposizione della tesi di specializzazione, ed in particolare dallo studio accurato delle ceramiche ritrovate nel sito del Porto della Formica nell’area Gesam, sono emerse interessantissime notizie su “chi erano” e “come vivevano” gli etruschi di S. Concordio. Anzitutto si trattava di agricoltori: del piccolo nucleo abitato, che ospitava una o due famiglie, sono stati ritrovati il piano di calpestio della capanna, il fosso di delimitazione, alcune “buche” che costituivano i depositi per le derrate alimentari e i prodotti agricoli. Tra le ceramiche rinvenute ve ne sono diverse del tipo “bucchero”, con i vari recipienti necessari per l’allestimento del “banchetto”, cerimonia che in genere era riservata a classi più alte e agiate di quella dei semplici agricoltori. In particolare, il rinvenimento di alcune anfore a “impasto rosso”, usate nel banchetto con la stessa funzione dei “crateri”, fa ritenere che l’insediamento fosse più antico di quello che si era creduto inizialmente, e che risalga ai decenni finali del VII sec. a C..


Uno dei ritrovamenti più interessanti è quello di una ciotola con incise delle scritte sul fondo (in genere si tratta del nome di chi usava la ciotola), prova che questi agricoltori vissuti a S. Concordio 2.600 anni fa sapevano scrivere, capacità che a quell’epoca era riservata a pochissimi delle classi più alte! Ma le sorprese, che contribuiscono a inorgoglire il nostro sentirci sanconcordiesi, non finiscono qui: nel sito è stato rinvenuto anche un cippo lapideo, che pare solo raramente si ritrovi negli insediamenti agricoli. Il cippo rivela che vi si svolgevano dei “riti”, come era in uso nella civiltà etrusca.


Non sappiamo che tipi di riti vi si svolgessero, è probabile comunque che si trattasse di rituali domestici, che potevano essere compiuti da figure investite del ruolo di sacerdote per l’occasione (capoclan, capo villaggio, “pater familias”). Si ricorda anche che, a poche centinaia di metri, si trovava la necropoli etrusca di via Squaglia, rinvenuta nel 1982 nel corso della costruzione del complesso residenziale al n. civico 215. La piccola comunità etrusca del Porto della Formica manteneva rapporti con una società ben sviluppata come quella della contemporanea Pisa, anche se il livello di vita non era in realtà molto ricco. In conclusione, la tesi discussa nel 2012 dalla dott.ssa Genovesi, che analizza con accuratezza i resti etruschi rinvenuti nel luglio 2010 nel sito del Porto della Formica, ci mostra, attraverso alcuni elementi indicatori quali la presenza del banchetto, l’uso della scrittura e la pratica di riti, che, pur trattandosi di una piccola comunità di agricoltori sparsa nel territorio, era comunque dotata di una certa cultura e raffinatezza.

Clara Mei - settembre 2013 (pubblicato su www.sanconcordio.it - riproduzione vietata)