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Casa della città: il nostro contributo sulle aree industriali dismesse di San Concordio


“Casa della Città” (informazione e partecipazione sui nuovi strumenti urbanistici di Lucca): ecco il contributo che abbiamo inviato in data 15/1/2014 alla pagina facebook della “Casa della Città” sulle “aree industriali dismesse di S.Concordio”


Una delle “parole chiave” cui, a Lucca come in tutta Italia, si dovrà cercare di improntare i nuovi strumenti urbanistici è “consumo zero del territorio”. Ci sono però vaste porzioni del territorio cui il criterio del “consumo zero” non si applica, quelle delle “aree industriali dismesse”.

Prendiamo in esame le aree ex industriali collocate lungo la Ferrovia a S.Concordio, partendo da Pulia per arrivare fino alle ex Officine Lenzi: nonostante il “carico urbanistico” di queste aree sia attualmente “zero” (non ci sono infatti emissioni, traffico indotto, scarichi ecc., in quanto queste aree sono vuote e abbandonate), sono considerate invece come territorio “già consumato”, ove si può fare di tutto.

Ma, se questa aree si cominciassero ad utilizzare, il loro carico urbanistico, soprattutto il traffico indotto e le emissioni, non sarà più zero! Si consideri che attualmente a queste aree è attribuito un altissimo indice di edificabilità (risalente alla variante ad hoc del 1982, mai smentita dagli strumenti urbanistici successivi), quello di “tre metri cubi per ogni metro quadro”(!), e costituiscono di fatto un enorme “deposito” di oneri di urbanizzazione, che consentirebbe la edificazione di oltre 400.000 mcubi (di cui 95.000 solo alla ex Lenzi, 65.000 all’ex scalo ferroviario, i restanti nelle aree dismesse di Pulia). Altro che consumo zero!

Non chiediamo solamente la “decostruzione” (parti di queste aree, dagli ex Macelli agli ex depositi della Manifattura Tabacchi, ecc. dovrebbero essere “rinaturalizzate” con parchi e orti cittadini), ma chiediamo anche che parti di queste aree, per la loro posizione strategica tra le Mura e la prima periferia, possano accogliere funzioni che da una parte mancano e non possono essere accolte nel Centro Storico, dall’altra funzioni che possano servire a riqualificare la periferia, rivitalizzarla e recuperarne vivibilità e identità. Una sola per tutte, tanto per fare un esempio: I Comics: non possono essere accolti nel centro storico, ma neanche se ne devono allontanare troppo (tipo la proposta insulsa di Sorbano): non sarebbe stato ideale collocarne parte nelle ex Officine Lenzi, separate dal Campo Balilla solo da un sottopasso pedonale? Senza considerare il fascino archeoindustriale di quei capannoni vicini alla stazione FS, possibile ulteriore attrattiva per il popolo dei Comics. Lo stesso dicasi per mercati permanenti di antiquariato ecc.

Da anni ci appassioniamo all’argomento del riutilizzo della aree industriali dismesse lungo la ferrovia a S.Concordio, su cui abbiamo prodotto una gran una mole di documenti.

Due, per la loro esemplarità, vorremmo sottoporre alla “Casa della Città”:

1) uno scritto del lontano 1997, dal titolo “Il paradosso delle aree industriali dismesse”;

2) la proposta che avanzammo ufficialmente nel 1999, ai tempi del Prusst, per le aree dismesse lungo la ferrovia. Nonostante siano documenti piuttosto“datati”, e nessuno finora li abbia mai presi nella minima considerazione, mantengono forse degli spunti di attualità, che gradiremmo fossero raccolti dagli estensori del nuovo strumento urbanistico. Prendetevela comoda, la lettura è lunga.

1) Il paradosso delle aree industriali dismesse “Se si dovesse guardare a quelle che sono le vere necessità della città, le aree industriali dismesse di S.Concordio, in particolare quelle delle ex Officine Lenzi, della Filanda Viani e della Safill, acutamente individuate dalla Soprintendenza per il procedimento di vincolo, non potrebbero essere utilizzate altro che per diradare la densità urbana e per promuovere la qualità urbana. I menzionati opifici dismessi infatti si trovano in una delle zone a più alta concentrazione residenziale e a maggiore stress da traffico di tutta la Piana, e secondo il buon senso vi si dovrebbero realizzare parchi urbani,, centri civici di quartiere, sale multifunzionali, community center per l’educazione permanente, children museum, attrezzature sportive, in una parola quello che manca per promuovere la qualità urbana nella nostra città, in particolare nella nostra dequalificata periferia.

Al contrario, secondo quella che è la logica di mercato, queste aree, per il loro presunto valore, non possono che essere utilizzate in modo “intensivo” e secondo destinazioni ad alta redditività, quali i megacondomini già proposto dalla Iffi, o centri commerciali, parcheggi et similia, tutte realizzazioni ad alto impatto ambientale e che aggraverebbero ulteriormente la “periferizzazione” del quartiere.

Ma, mentre per parchi urbani e strutture al servizio della collettività esiste una forte domanda, per megacondomini e ipermercati non solo è dubbia la possibilità di una collocazione sul mercato, ma è altissimo il rifiuto da parte della popolazione, che oggi è più che mai attenta e sensibile al consumo del territorio.

Insomma, un bel paradosso: quello che sarebbe necessario e opportuno perché le risorse pubbliche destinate a tali fini sono sempre più inesistenti, quello che invece dovrebbe assolutamente essere evitato, perché foriero di ulteriore cogestione urbana, è già stato scritto nei vecchi Piani Regolatori, è consolidato nelle rendite immobiliari ed è già mezzo concesso dagli Uffici Comunali.

Come risolvere questo pasticcio? E’ chiaro che non basta invocare la collaborazione dei privati, perché questa ha regole di produttività e aspettative finanziare che non sempre possono essere garantite dalle strutture realizzate nell’interesse della collettività. La lodevole iniziativa della Soprintendenza costringe la città di Lucca a portarsi all’avanguardia sul terreno del recupero delle cd “aree complesse in disuso”. Gli strumenti operativi e finanziari pertanto dovranno essere adeguati: si cominci anche a Lucca a pensare ai Piani di Riqualificazione Urbana (P.R.U.), a progetti per attingere ai fondi europei, alla emissione di BOC, a utilizzare intelligentemente le agevolazioni per il recupero delle vecchie fabbriche contenute nella Legge Finanziaria, ad aliquote ICI differenziate ecc.”

Questo articolo, a firma Clara Mei (quale presidente, a quel tempo, della associazione “Amici della Archeologia Industriale”) è stato pubblicato integralmente ne La Nazione del 13/9/1997. Molte delle cose allora paventate, per quanto concerne l’utilizzo intensivo , la cementificazione e l’utilizzazione secondo destinazioni di alta redditività delle aree dismesse di S.Concordio, si sono purtroppo tutte avverate (megacondomini e centri commerciali).

2) Proposta del Laboratorio di Urbanistica Partecipata di S.Concordio per le aree dismesse lungo la ferrovia (giugno 1999). “La proposta del Laboratorio fu presentata come alternativa a quella del Polo Fieristico, e anche in sua antitesi. Formalmente si trattava di una “manifestazione d'interesse per il PRUSST” e fu protocollata in Comune il 10/6/1999 al n.23.885. “ L'idea portante della proposta del Laboratorio, denominata “Riqualificare Pulia”, consisteva nel collegare in rete, tramite il tram-treno, le varie aree dismesse, quasi tutte in abbandono, collocate lungo la ferrovia a sud della città e d utilizzarle come spazi multifunzionali, modulari e flessibili.

Anziché realizzare una maxistruttura di nuova costruzione (come quella che allora si prevedeva in via Einaudi o alle Tagliate e che poi è stata realizzata alla ex Bertolli di Sorbano) si proponeva di recuperare una serie di ex fabbriche dismesse in stato di abbandono e degrado (ex Borella, parte ex Macelli, ex Mercatino usato, parte ex Mercato Ortofrutticolo, ex Safill, parte ex Deposito Tabacchi, parte zona ex Lapucci e, non in Pulia ma sempre lungo la linea del tram-treno, parte della ex Lenzi per il Polo Tecnologico).

Poiché il più grosso problema di un centro fieristico è lo stress ambientale (traffico indotto, emissioni), e considerati i problemi di traffico ed inquinamento che già affliggono S. Concordio, con il tram-treno (che virtualmente già esiste, in quanto tronchetti ferroviari entrano dentro molte delle ex fabbriche dismesse interessate), si attuava un modello innovativo a livello nazionale, dotando il complesso di una stazione treno-metropolitana-tram grazie alla quale sia le ex fabbriche destinate ad ospitare i vari moduli del centro espositivo, sia il centro storico, erano raggiungibili, prioritariamente (e tendenzialmente in modo esclusivo), con mezzi alternativi alla automobile. La realizzazione di treni-tram caratteristici ed in sintonia con il carattere storico-industriale del recupero poteva contribuire, come avviene in altre parti del mondo, ad aumentare l'attrattiva e l'originalità di manifestazioni expo-culturali e fiere.

Infine, veniva realizzato un complesso moderno inserito in un contesto storico ex industriale di grande bellezza e suggestione (ex Macelli, ex Safill, ripristino delle vie d'acqua, rinaturalizzazione di alcuni dei grandi spazi dell'ex Mercato Ortofrutticolo, ecc.), a distanza pedonale dalla città storica. Coniugare il recupero funzionale di migliaia di metri cubi di edifici dismessi con i principi della sostenibilità ambientale non è certo impresa da poco: la proposta del Laboratorio, che esaltava le tre grandi forze territoriali espresse da Pulia, vale a dire

1) la ferrovia;
2) la ricchezza storica e morfologica degli edifici industriali dismessi;
3) il “territorio acquoso” (con il Canale Benassai che fa da trait d'union tra le varie aree dismesse), provava a raccogliere questa sfida”.


Questa proposta fu totalmente ignorata.