Ugo e Clara
Ugo e Clara

 

Il Corriere della Sera ha chiesto ai lettori di scegliere un’ora della giornata e raccontarla in 2000 caratteri.
Tra gli altri ha pubblicato il racconto scritto da Ugo, l’ora è quella tra le 05.00 e le 06.00 di mattina: 



“Non ci sono due orologi che segnino la stessa ora in tutta la stazione. Sai che prendo il treno delle 5,07, ma non è ancora sul binario. Mi era più facile andar via finchè non si è manifestata la tua malattia; ora ogni partenza è una diserzione. Cosa dispone l’art.31 della Costituzione? Sono seduto sul treno, ma non riesco a concentrarmi sul libro di cui sento il saldo peso sulle ginocchia. Penso alla battuta beffarda: “sarà meglio morire di cancro o di chemioterapia?”Sei sempre stata più avanti di me: io sono all’art.31, tu sei già al 32! Penso al seno che ha allattato tre bambini ma non ha scampato al carcinoma. Con quale grinta ne hai affrontato l’asportazione! Ed ora, nonostante il braccio quasi inerte, nonostante la reclusione imposta da Brunetta, da sola continui ad allevare i bambini, continui a combattere perché i contradaioli di S.Concordio abbiano un ambiente vivibile. Dove crescere, dove invecchiare. Incerta se anche a te sarà dato di invecchiare. E sai che la gente è diffidente verso il tuo totale disinteresse, che è volontà di mantenere bello il mondo, ora ancor più, nonostante i segni dell’apocalisse. La tua forza è quel che mi sospinge a salire su questi treni lumaca, mentre so che avresti necessità del mio aiuto. Per svitare una moka, stendere un lenzuolo, allacciare le scarpe ai bambini. “Non poter fare alcune cose mi dà il tempo di farne altre”dici semplicemente. Penso alla tua quotidiana grandezza, mentre mi arrabatto con un treno in ritardo che mi fa perdere la coincidenza delle 6,23-“ci scusiamo per il disagio”.