Indagine sui fondi sfitti a S.Concordio
Indagine sui fondi sfitti a S.Concordio

 

Se tracciamo un raggio di poche centinaia di metri attorno all’area Gesam, troviamo una grande quantità di fondi commerciali e di uffici offerti attualmente in vendita o in affitto: in Via Guidiccioni sono offerti 4 fondi commerciali, ai numeri 146, n.184, n.192 e n.256 (fig.3, fig.4, fig.5); nella stessa strada si trovano le ex officine Lenzi, volumetrie vuote per quasi 90.000 mc nelle quali sono ammesse tutte le destinazioni d’uso (fig.2). In via Consani, proprio di fronte all’area di progetto della Gesam, si trova, interamente vuota, l’ex tintoria della ex filanda Viani (fig.1), suddivisa in vari fondi commerciali, di cui, nonostante siano passati diversi anni dal termine della ristrutturazione, non ne è mai stato venduto o affittato uno. Nella adiacente via Nottolini sono sfitti i fondi ai numeri 238 e 334 (fig.7, fig.8). Dall’altra parte della linea ferroviaria, sempre nel raggio di poche decine di metri dall’area Gesam, troviamo, in viale Cavour, offerti in affitto i fondi ai numeri 82-86 (ex Gelomarket)(fig.14) e quelli dal n.4 al n.18 (l’intero piano terra del Palazzo Giurlani)(fig.15), cui vanno aggiunti, sempre in viale Cavour, i grandi spazi uso ufficio finora occu-pati dalla Guardia di Finanza, recentemente trasferita (fig.13), e gli spazi commerciali offerti entro l’area della Stazione dalle Ferrovie stesse; di fronte lo scalo merci, in via Cairoli, sono offerti in affitto diversi fondi, ai n.35 e 43 (fig.6). In viale Regina Margherita sono in affitto o vendita ampi fondi commerciali ai numeri 129 e 121 (fig.17, fig.18). In viale Giusti incontriamo l’immobile delle ex officine Safill, diverse centinaia di metri quadri di fondi e uffici inaugurati oltre un anno fa, di cui solo uno è stato affittato (fig.11). Dietro la Safill si trovano le enormi volumetrie degli ex depositi della Manifattura tabacchi (fig.20) e dell’ex mercato ortofrutticolo (fig.21), tutti oggetto di lottizzazione. Tornando verso la stazione, abbiamo gli spazi dell’ex scalo ferroviario, un’area di 41.540 mq a destinazione terziario-commerciale offerta in vendita (fig.19). Proseguendo dalla stazione verso ovest, troviamo offerto in vendita ad uso uffici il palazzo in via Carducci al n.376, che fino a poco tempo fa era occupato dal centro di distribuzione di prodotti per diabetici (fig.16). In via Bandettini sono offerti in affitto i fondi commerciali al n.273 (fig.9) ed è offerto in vendita un immobile commerciale su tre piani più annessi di oltre 2000 mq. in località al Rotone (fig.10). In viale Europa è in costruzione un centro commerciale e direzionale (fig.22), di fronte al quale sono offerti uffici in affitto (fig.23). In via Formica, lungo l’autostrada, è in costruzione un altro centro commerciale e direzionale (fig.12). Di questo elenco fanno parte solo immobili che hanno esposto il cartello affittasi o vendesi, e solo immobili che si trovano a S.Concordio. Si tratta, in totale, di diverse decine di migliaia di metri quadri di fondi e negozi, tutti nelle vicinanze dell’area Gesam, tutti subito disponibili e pronti per il mercato, ciononostante sfitti e invenduti, la maggior parte da anni. Ad essi si aggiungono decine di migliaia di metri quadri di volumetrie già esistenti, ancora da ristrutturare, quasi tutte a destinazione commerciale e terziaria, nelle aree Lenzi, dello scalo ferroviario e di Pulia.Di fronte a questa sovrabbondanza di costruzioni già esistenti e tutte vuote, è difficile comprendere la ragione economica di una ulteriore nuova edificazione nell’area Gesam, in uno degli ultimi spazi rimasti liberi da costruzioni al centro di questa zona. Perché consumare ancora suolo, che è molto prezioso a S.Concordio, quartiere in cui, secondo il piano Strutturale, mancano oltre 38.000 mq di verde pubblico? Non sarebbe opportuno, prima di costruire nuovi edifici commerciali e direzionali, cercare di occupare e utilizzare quelli già esistenti che sono sfitti o invenduti? Uno dei principi generali della nostra legge urbanistica stabilisce: “nuovi impegni del suolo a fini insediativi o infrastrutturali sono di norma consentiti quando non sussistano alternative di riuso e riorganizzazione degli insediamenti esistenti” (art.5 L.R.5/95). In questa situazione di eccesso di offerta e di domanda quasi inesistente è veramente arduo prospettare che l’impiego di svariati milioni di euro da parte di GESAM e POLIS nello sviluppo immobiliare dell’area Gesam possa costituire un buon investimento. Inoltre queste aziende sono tutte e due società partecipate a maggioranza assoluta del Comune di Lucca, ed è difficile, in un momento di così grave crisi economica, accettare che delle risorse economiche che appartengono, in parte, anche alla collettività, vengano spese senza effettiva motivazione, anzi per aggravare la congestione di un territorio già saturo. Infine, costruire uffici “fuori mura”, è in aperta contraddizione con la politica urbanistica per il centro storico, che vuole vedere conservate all’interno della cerchia muraria le funzioni direzionali, e che cerca di opporsi alla “fuga” degli uffici. Queste considerazioni sulla inutilità della nuova cementificazione sull’area Gesam, e della sua insostenibilità anche dal punto di vista economico-finanziario, si aggiungono alle altre sul rischio idraulico e di subsidenza, l’aumento di traffico, la perdita irreversibile del sito dell’antico porto fluviale, ecc., contenute nella Petizione che verrà consegnata al Sindaco ai sensi dell’art 12 dello Statuto del Comune di Lucca.

Con la viva speranza che i Sig.ri Presidenti e i Sig.ri membri dei Consigli di Ammini-strazione della GESAM e della POLIS vogliano tenere in considerazione queste note.

L'indagine sui fondi sfitti, con richiesta di incontro, è stata protocollata in Comune il 18/12/2008 (prot. n.79955) e nella stessa data inviata con posta raccomandata alle partecipate Gesam e Polis; nessuno dei tre enti ha risposto né ci ha mai fissato l'incontro richiesto.

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