Ex-oleificio Borella
Ex oleificio Borella
Comunicato di Italia Nostra

 

 

 Italia Nostra  -  O.N.L.U.S. -  Sezione di Lucca  -   c/o Istituto Storico della Resistenza – Piazza Napoleone 32

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Al Sindaco di Lucca

Al Soprintendente ai BAAAS

Alla Stampa     

 

Lucca, 17.06.2003 

 

OGGETTO: ex oleificio Borella

 

Tra Comune di Lucca e ARPAT è stata sottoscritta un’intesa per la permuta di due immobili. L’ARPAT cede al Comune il proprio edificio di inizi novecento e sua attuale sede provinciale posto in centro storico in via Vallisneri e in cambio riceve l’edificio e l’area di proprietà comunale  già appartenenti all’Oleificio Borella.

 

L’operazione di scambio ci spinge ad alcune considerazioni.

 

  • Un’altra funzione direzionale del centro storico se ne esce all’esterno delle Mura, quindi il centro storico stesso perde un altro punto di richiamo, fondamentale per la sua sussistenza.

  • Ancora non è dato sapere quale funzione alternativa l’Amministrazione comunale installerà nell’edificio dalla stessa acquisito. Vagamente si è parlato di possibili funzioni scolastico-universitarie e genericamente culturali. Ci sembra comunque che la scarsa flessibilità della struttura, la limitata estensione ( tre piani di 400 mq ciascuno) e i vincoli architettonici presenti non possano favorire grandi svolazzi funzionali e comunque l’edificio appare del tutto insufficiente quale sede universitaria degna di tal nome.

  • Nell’area dell’ex Oleificio Borella, costruzione  industriale della metà del secolo scorso  che testimonia l’uso locale degli stilemi architettonici del razionalismo, è previsto l’abbattimento dell’edificio attuale e la costruzione di una volumetria ex novo per accogliere la sede e i laboratori dell’Agenzia Regionale che, a quanto pare, necessita di maggiore spazio.

  • Quest’ultima scelta cozza totalmente con quella adottata dall’Amministrazione comunale solo pochi anni fa con il Piano PRUSST che prevedeva, d’intesa con l’ATER, il recupero dell’edificio ex-industriale attraverso la ristrutturazione (e non la demolizione !) dell’immobile per interventi di edilizia residenziale pubblica (20 appartamenti) “onde rispondere al fabbisogno abitativo comunale”. 

 

Desideriamo precisare che non è la permuta immobiliare tra Enti pubblici che non è condivisibile di per se stessa, ma, in primis, l’emigrazione, senza contropartita, di un’altra funzione direzionale dal centro storico. Questo, non può offrire una soluzione alternativa ?

E certamente non è condivisibile la poca chiarezza di idee con cui l’Amministrazione comunale è  arrivata a questa scelta di modificare il proprio pubblico patrimonio immobiliare.

Quanto deciso, purtroppo,  ci fa evidenziare da un lato un’inaccettabile labilità delle scelte sulle funzioni urbane, dall’altro la labilità delle valutazioni sul valore testimoniale degli immobili che pericolosamente potrà portare, per quanto previsto negli strumenti urbanistici, alla cancellazione di tutte le testimonianze di edilizia industriale otto-novecentesca presenti sul territorio.

Auspicando un approfondimento dei temi enunciati, salutiamo distintamente.

 

 

Il Presidente

(arch. Roberto Mannocci)