La storia
Le Ex-Officine Meccaniche Lenzi

 

1) Costituzione, impianto e sviluppo della fabbrica (1922)

La società in nome collettivo Guglielmo Lenzi e C. fu costituita l'8 giugno 1922 tra Gugliemo Lenzi di Pistoia e Gino Grossi di Livorno. Poco dopo entrarono nella società l'ingegnere Giuseppe Landucci e Giovanni Vajo, mentre ne usciva, nel 1929, il socio fondatore Grossi. Il nome “Officine meccaniche Lenzi s.a.s” risale al marzo 1930, quando i soci Lenzi, Landucci e Vajo trasformarono la società esistente in una in accomandita semplice, con socio accomandatario e amministratore unico Guglielmo Lenzi. Lo stabilimento si trovava appena fuori le mura di Lucca,  tra  la linea ferroviaria e la via Guidiccioni, una delle strade centrali del quartiere di S.Concordio, ove nel 1929, proprio di fronte alle Officine, era stato inaugurato il nuovo campanile della chiesa parrocchiale. La fabbrica, molto vicina alla Stazione ferroviaria, era servita da due binari di raccordo, tuttora esistenti, con le Ferrovie dello Stato. Questo collegamento diretto con la linea ferroviaria Firenze-Viareggio rendeva agevole il ricevimento dell'acciaio e dei metalli grezzi e la spedizione dei prodotti finiti. Le Officine crebbero rapidamente, arrivando ad impiegare circa 300 operai e si specializzarono nella produzione di carpenteria pesante, in particolare strutture in ferro e acciaio per tralicci, ponti stradali e ferroviari, gasometri, dighe ecc. Nei capannoni, che occupavano una superficie di quasi 20.000 mq, si svolgevano le principali fasi della lavorazione del ferro, dalla tranciatura allo stampaggio. Alcuni capannoni erano attrezzati con carri-ponte di grande portata tutt'oggi esistenti, di cui si auspica il recupero.

2) Gli anni del fascismo e i bombardamenti del 1944

Seguendo la sorte di molti stabilimenti di industria cd. “pesante”,  anche le Officine Lenzi di Lucca  furono in parte riconvertite a produzioni belliche, in particolare vi veniva effettuata la blindatura degli automezzi. Si racconta che alcuni degli autoveicoli che parteciparono alla “marcia su Roma” del 1922 portavano le insegne della Lenzi, e  anche che il mezzo militare che scortava Benito Mussolini quando venne arrestato dai partigiani, fosse stato blindato nelle Officine Lenzi. La presenza di questa fabbrica, assieme a quella della Stazione ferroviaria, fu additata come una delle cause dei bombardamenti alleati che colpirono S.Concordio il 6  e l'8 gennaio 1944, provocando la morte di 24 civili. In particolare le bombe caddero sulle Officine Lenzi il 6 gennaio, distruggendone quasi completamente gli impianti  e  radendo al suolo le costruzioni che si trovavano in via Guidiccioni  di fronte al campanile.


3) La ricostruzione e la creazione delle filiali di Trento e Catania (1953 e 1955)

La ricostruzione post-bellica diede nuovo impulso allo sviluppo della fabbrica, con nuove produzioni orientate anche alla carpenteria più leggera. Tra i brevetti delle Officine Lenzi si annoverano degli innovativi tralicci per gli elettrodotti. Il lavoro alle Officine era molto ambito e alla manodopera veniva riconosciuto un alto grado di specializzazione, che portava all'aggiudicazione della realizzazione di grandi opere in tutto il mondo. Nel 1953 le Officine Lenzi acquisirono la Fonderia Angelo Maestrina a Trento, e nel  1955 impiantarono una nuova officina a Catania, che fu chiamata “Costruzioni metalliche siciliane S.p.A.” (per una curiosa coincidenza, le vicende delle Officine Lenzi di Trento, una enorme volumetria dismessa situata nel popoloso quartiere di Clarina, che solo in questi giorni, dopo anni di dibattiti, stanno arrivando ad una conclusione, sono molto simili, per quanto concerne la problematica urbanistica, a quelle della “consorella” lucchese).

 

4) Inglobamento della fonderia Raffaello Magni (1956)

La Fonderia Magni,  rinomata fabbrica di campane, fu impiantata nel 1870 da Luigi o Raffaello Magni in via Guidiccioni e per quasi 90 anni qui sono stati fusi i metalli per la costruzione di un grande numero di campane, tra cui quelle del nuovo campanile della vicina chiesa di S.Concordio in C.da, che furono consacrate  il 18 agosto 1929. Nel 1956 la Fonderia fu acquistata dalle Officine Lenzi, che ormai le erano cresciute tutto attorno occupando quasi interamente l'isolato di via Guidiccioni.

5) Grandi Opere realizzate dalle O.M. Lenzi nel mondo

Per un periodo di circa mezzo secolo le Officine Meccaniche Lenzi hanno svolto come attività “la progettazione, la costruzione e il montaggio in opera di carpenterie in acciaio pesante e medie, saldate, chiodate o bullonate come: ponti stradali e ferroviari fissi, girevoli e sollevabili; strutture per gru e carri-ponte, strutture industriali multipiani; capannoni industriali; sostegni a traliccio per elettrodotti per qualsiasi tensione, torri per qualsiasi impiego (stadi, televisione, illuminazione); condotte forzate, centrali termoelettriche, strade sopraelevate, cavalcavia, passerelle, strutture per impianti chimici (raffinerie di idrocarburi); silos, vasche per la fusione elettrolitica dell'alluminio; serbatoi aerei di grandi dimensioni per lo stoccaggio di liquidi e gas”  (v. foto)

6) Le rivendicazioni operaie degli anni 70, le occupazioni della fabbrica e  la sua definitiva chiusura

Si può collocare al 9 dicembre 1966 l'inizio della lunga vicenda delle rivendicazioni sindacali all'interno delle Officine Lenzi. In quel giorno ci fu uno sciopero spontaneo, motivato dalle divergenze tra la Commissione interna e la dirigenza sul trattamento del “cottimo”. Alcuni giorni dopo, il 21 dicembre, ci fu la comunicazione da parte dell'azienda della intenzione di licenziare 95 operai , cui faranno seguito altri scioperi. La ristrutturazione aziendale che portò al licenziamento di un centinaio di operai fu attuata nel 1968. Nel febbraio del 1969 si tennero altri scioperi, che chiedevano l'abolizione delle cd. “zone salariali” La crisi si ripresentò in maniera più drammatica agli inizi del 1974, periodo di depressione economica, e condusse alla quasi totale cessazione dell'attività. “Nel giugno del 1974 la Lenzi S.p.A. Costruzioni Metalliche chiese al Tribunale di Lucca l'ammissione alla procedura di amministrazione controllata. Il Tribunale ritenne che l'impresa potesse far fronte agli obblighi assunti e che, cessata la procedura cautelare, sarebbe stata in grado di riprendere la normale attività” . Fu messo in atto un tentativo di salvare la fabbrica, la quale assunse il nome di “Nuova Lenzi S.p.A.”, che non fu però in grado di fermare la crisi dell'azienda, il cui fallimento fu dichiarato con sentenza del Tribunale di Lucca del 29 agosto 1975 . In un volantino del novembre 1975 il sindacato, nonostante il fallimento e il licenziamento degli operai, continua a sperare nella ripresa della attività ed elenca i motivi per i quali sarebbe stato opportuno “salvare” le Officine Lenzi : il tipo di produzione, (impiantistica, carpenteria ecc.) era infatti funzionale alla “ripresa economica”; chiede inoltre l'inserimento della Lenzi nel sistema delle “Partecipazioni Statali” . La notte di Natale del 1975 si tenne una messa officiata dal Vescovo Monsignor Agresti dentro la fabbrica occupata, che vide una enorme partecipazione anche da parte dei residenti nel quartiere. Ma l'aspettativa di diventare “azienda pubblica” non poteva trovare accoglimento. La fabbrica fu occupata continuativamente da maggio a ottobre 1976, dopodichè chiuse definitivamente i battenti. 



7) I murales

Durante il periodo di occupazione della fabbrica, nel 1975, gli artisti lucchesi Mauro Lovi, Pierluigi Puccini e Maria Stuarda Varetti hanno decorato il muro esterno delle Officine Lenzi, lungo la via Guidiccioni, con tre pregevoli grandi murales, raffiguranti temi del movimento operaio di quegli anni. I murales col tempo si sono deteriorati e in parte sono andati persi. Con Osservazioni al piano attuativo la associazione dei cittadini del quartiere (Laborat. Urbanist. Partecip. S.Concordio)aveva chiesto che venissero restaurati. Nel marzo 2011 il proprietario Marco Severini, dichiara, unitamente all'intenzione di desiderare un progetto condiviso per il recupero delle ex Officine, la volontà di salvarli, e a tal fine l'Archivio Storico di S.Concordio volentieri gli ha messo a disposizione vecchie foto di Clara Mei in cui i murales sono rappresentati ancora integri, per poterli riprodurre.


8) I lunghi anni della dismissione e la crescita del quartiere di S.Concordio

Dal 1976 al 2011: oltre 35 anni di dismissione. Parte della fabbrica si è “ruderizzata”. Tutto intorno le è cresciuto un quartiere popoloso e mal costruito. La Variante al Piano Regolatore del 1980 ne cambia le destinazioni d'uso e le assegna altissimi indici di fabbricazione. Oggi le ex Officine Lenzi si trovano al centro di una delle zone più densamente edificate e più altamente congestionate da traffico della città di Lucca, stretta tra la ferrovia e la seconda circonvallazione. Qualsiasi ipotesi di recupero e rifunzionalizzazione del complesso non può non tener conto di questo dato. Non a caso le ipotesi progettuali fino ad oggi presentate, che prevedevano enormi volumi (fino a 90.000 mc., si è parlato di “un nuovo quartiere”), grandi parcheggi interrati multipiano e nuove viabilità dal grande impatto e carico urbanistico, sono state duramente contestate dai residenti e dalla locale Circoscrizione. Le associazioni dei cittadini si sono opposte con Osservazioni agli strumenti urbanistici del 2002 e del 2004 alle previsioni urbanistiche per l'area Lenzi, ottenendo tra l'altro la reintroduzione del piano attuativo. Sulla decennale opposizione dei residenti ai megaprogetti e ai parcheggi interrati che erano previsti alla Lenzi è disponibile una vasta rassegna stampa.


9) Le reazioni al Prusst e le controproposte del “Laboratorio di urbanistica partecipata di S.Concordio” (università e cittadini residenti)

I “protocolli d'intesa” n. 89 e n.71 che il Comune di Lucca, nell'ambito del Prusst (Piano riqualificazione urbana) voluto dalla Amministrazione Fazzi, aveva stipulato rispettivamente per le ex Officine Lenzi e per l'area Gesam, incontrarono la forte avversità della popolazione residente, che temeva l'aggravio del carico urbanistico e della congestione che già affliggevano il quartiere. A fronte di queste due “manifestazioni d'interesse” per il Prusst il Laboratorio di urbanistica partecipata di S. Concordio presentò formalmente al Comune di Lucca, con prot. n.23883 e n.23885 del 10/6/99, due “controproposte”, una per l'area centrale del quartiere attorno l'area Gesam e il canale Formica, l'altra per le aree dismesse collocate lungo la ferrovia a sud della città. In entrambe vengono avanzate alcune idee per il recupero delle ex Officine Lenzi. La conferenza stampa di presentazione delle proposte del Laboratorio si tenne il 19 giugno 1999 proprio in un capannone delle ex Officine Lenzi, che in quei giorni era stato gentilmente messo a disposizione dal sig. Severini per accogliere la Mostra sul lavoro del Laboratorio di S. Concordio allestita dagli studenti universitari della facoltà di Architettura (già esposta in Santa Verdiana a Firenze) . La proposta “Centro dei Centri” rappresentava la “summa” del lavoro condotto dal 1997 al 1999 dai cittadini del Laboratorio attorno all'idea di uno scenario “sostenibile” per S. Concordio, della “cittadella identitaria” e del “territorio parco”, di cui l'area del “centro dei centri” riassumeva e concentrava le problematiche e le potenzialità. La proposta scaturiva a conclusione di una analisi delle problematiche del territorio di S. Concordio condotta dall'Università assieme ai cittadini e aveva come obiettivo la riqualificazione del quartiere e il superamento della sua periferizzazione. In estrema sintesi, puntava alla “rivitalizzazione dei sistemi ambientali”, all'interno dei quali particolare enfasi era stata posta alla rivitalizzazione del sistema delle acque: il “territorio acquoso” (fossi, zone umide, sito del Porto) era uno degli elementi che facevano da trait d'union all'interno del progetto per il territorio-parco. Altri temi caratterizzanti la proposta erano il recupero, valorizzazione e riappropriazione degli “elementi identitari” fisici, storici e antropici del Quartiere (vecchie fabbriche, tessuto edilizio storico, corti, stile liberty), “l'individuazione dei detrattori ambientali” (traffico di attraversamento, eccessiva impermeabilizzazione del suolo, presenza dei centri commerciali, arredi urbani scadenti ecc.) ed infine la “ricognizione e analisi dei bisogni e delle carenze”, tra cui emergevano prioritariamente la mancanza di luoghi pubblici di aggregazione, la mancanza di spazi verdi attrezzati e la caduta, a seguito delle dismissioni degli anni '70, di opportunità lavorative in loco. La proposta consisteva nella realizzazione di un “Centro Civico di Quartiere” da realizzarsi nell'area indicata come “Centro dei Centri”, così denominata per la sua posizione strategica al centro del quartiere, per la ricchezza degli elementi ambientali (Fosso Benassai, canale Formica, Chiariti ecc) e di memoria storica (sito del Porto fluviale, fabbriche di interesse storico come la filanda Viani, l'area dei Gasometri, le Officine Lenzi ecc.), che corrisponde all'area della ex Circoscrizione (area Gesam), del sito del Porto, parte dell'area ex filanda Viani, parte dell'area Lenzi, parte dei Chiariti. Nel “Centro dei Centri” si pensava di collocare la sede Circoscrizionale, la sede di corsi per l'educazione permanente degli adulti, la creazione di luoghi di incontro per tutte le fasce di età, l'insediamento di molteplici piccole attività artigianali e commerciali, la cafeteria, la sede del “Centro di documentazione della storia di S.Concordio e del suo industrial heritage”, all'interno del quale inserire il “Parco archeologico del Porto della Formica e dei suoi traffici”, l'”Orto botanico delle erbe palustri rare presenti nel biotopo dei Chiariti”, l'”Agenzia per la riprogettazione del territorio acquoso” attrezzature sportive, ecc. Ulteriori e maggiori indicazioni per l'utilizzo delle Officine Lenzi, venivano fornite dalla seconda proposta alternativa al Prusst presentata dal Laboratorio nel 1999, la cui idea portante consisteva nel collegare in rete, tramite il tram-treno, le varie aree dismesse, quasi tutte in abbandono, collocate lungo la ferrovia a sud della città. Invece di realizzare una maxistruttura lontana dal centro (come quella poi realizzata, infelicemente, alla ex Bertolli di Sorbano), con gli insolubili problemi di viabilità e traffico, veniva recuperata una serie di fabbriche dismesse in stato di abbandono e degrado lungo la ferrovia, utilizzate come spazi multifunzionali, modulari e flessibili. La maggior parte delle ex fabbriche individuate (ex Borella, parte ex Macelli, ex Mercatino usato, ex Mercato Ortofrutticolo, ex Deposito Tabacchi, zona ex Lapucci ecc.) sono collocate, come la Lenzi, lungo la linea del tram-treno. Per la Lenzi in specifico erano state avanzate le ipotesi di collocarvi il polo tecnologico e di renderla sede permanente di mostre-mercato come quelle dell'antiquariato e dei fumetti. La possibilità di far entrare dentro questi spazi modulari e multifunzione il tram-treno in parte già esiste, in quanto diverse delle ex fabbriche sopracitate sono servite da binari che le collegano alla linea ferroviaria. Si sarebbe così attuato un modello di accessibilità innovativo a livello nazionale, grazie al quale sia le ex fabbriche destinate ad ospitare i vari moduli del centro espositivo, sia il centro storico, sarebbero divenuti raggiungibili, prioritariamente (e tendenzialmente in modo esclusivo), con mezzi alternativi alla automobile. La realizzazione di treni-tram caratteristici ed in sintonia con il carattere storico-industriale degli spazi recuperati poteva contribuire, come avviene in altre parti del mondo, ad aumentare l'attrattiva e l'originalità di manifestazioni expo-culturali e fiere. L'idea era di realizzare un complesso moderno inserito in un contesto urbano di grande bellezza e suggestione (archeologia industriale, ripristino delle vie d'acqua, rinaturalizzazione di alcuni dei grandi spazi aperti), a distanza pedonabile dalla città storica, quasi di fronte le Mura. Coniugare il recupero funzionale di migliaia di metri cubi di edifici dismessi con i principi della sostenibilità ambientale non è certo impresa da poco: la proposta del Laboratorio, che esaltava le tre grandi forze territoriali presenti in S. Concordio, vale a dire la ferrovia, la ricchezza storica e morfologica degli edifici industriali dismessi e il territorio acquoso (con il Canale Benassai che da Pulia alla Lenzi faceva da trait d'union tra le varie aree dismesse), provava a raccogliere questa sfida . Era il 1999. Da allora l'intervento pubblico nei settori da noi auspicati non è mancato (oltre 20 milioni di euro per il polo fieristico alla ex Bertolli, 8 milioni di euro per l'area Gesam-Steccone), ma è andato nelle direzioni opposte a quelle auspicate dai cittadini.


10) 2011: verso un progetto condiviso


Marzo 2011: la proprietà (fam. Severini) annuncia l'intenzione di desiderare per le ex officine Lenzi un progetto di recupero condiviso con la cittadinanza; inaugura un blog (sito: www.officinelenzi.it) per raccogliere idee e proposte e stampa tra l’altro i poster con le foto dei vecchi murales, assunti a simbolo di questa nuovo metodo per il recupero dell'area. La nostra associazione dei residenti guarda a questa iniziativa con interesse e speranza.

Clara Mei , aprile 2011 (riproduzione riservata) pubblicato da www.sanconcordio.it


Bibliografia:

-  Lea Giannotti: “S.Concordio e il suo porto” Lucca, 1994
-  Nicola del Chiaro: “Dalle rivendicazioni alle proposte per lo sviluppo” CEL Lucca 1997
-  Clara Mei: “La Filanda Viani in S.Concordio” Lucca, 2000
-  G.Petroni e R.Romanelli : “L'economia documentata - Fonti per la storia lucchese nell'archivio della Camera di Commercio” Lucca, 2010
- Paolo Bottari: “Ex Officine, traino dell'economia” quotidiano La Nazione cron. Lucca 27/3/2011