Antico Porto della Formica
Antico Porto fluviale di Lucca: la storia

  

                  

Il Porto di S.Concordio, o “Porto della Formica”, “Porto Fiumicello”, “Porto dei Navicelli”, situato in prossimità delle Mura delle città, a circa 300 metri  a sud della Porta S.Pietro, costituiva il tratto terminale del Fosso Formica, un canale navigabile fin da tempi antichissimi, rimasto in funzione fino al 1860 ca.

Il Fosso Formica, che scorre attualmente con direzione nord-sud sotto la via Formica, con inizio proprio dal sito dell’antico Porto situato nell’area Gesam, per poi confluire nel canale Ozzeri, è perfettamente allineato con il “cardo” della città romana, ed è ritenuto uno dei cardini della centuriazione romana della Piana di Lucca .

Si avanza l’ipotesi che il nome Formica derivi dal termine “forma” che, nella terminologia degli agrimensori romani, indicava “l’ordinamento del territorio nel quale si concretizzavano, secondo i principi e il metodo dell’arte gromatica, il nuovo sistema agrario e i nuovi rapporti giuridici che la conquista romana diffondeva ed imponeva”.

 

In un documento del 768 risulta che i due fratelli longobardi Autpert e Liutpert si obbligavano a trasportare con le loro navi il grano e il sale al Vescovo di Lucca. Viene così attestato che nell’VIII secolo esisteva una organizzazione di trasporti per portare via  fluviale i prodotti dalla costa Tirrenica a Lucca, il cui Porto era collegato al mare tramite il Formica, L’Ozzeri-Rogio, il lago di Bientina e l’Arno. 

Lucca necessitava di un Porto non solo per importare cereali e cibarie ma per mantenere il flusso di mercanzie ai fondaci e magazzini che i suoi mercanti avevano aperto un po’ in tutta Europa. Infatti dopo che nell’846 la città iniziò la lavorazione della seta il Porto acquisì in brevissimo tempo grande  importanza. Le sete grezze arrivavano al “Porto dei navicelli” dall’oriente,  gli artigiani lucchesi le lavoravano e i mercanti le immettevano nelle piazze di tutta Europa. Dal Porto inoltre negli anni di scarso raccolto giungeva alla lucchesia il necessario approvvigionamento alimentare, nonché il sale doganale per la Serenissima Repubblica e poi per tutto il Ducato di Lucca, oltre a quello fuori tassa che serviva per l’Arcivescovado e i suoi domini.

                  

Il Porto è stato utilizzato intensamente anche per il trasporto di pietre, terra e materiale di costruzione per le Mura di Lucca. É documentato in particolare che, durante la costruzione dell'ultima cerchia delle Mura urbane, venivano portate per via fluviale le pietre dalle cave di Guamo. Le pietre venivano trasportate con barocci fino ad un porticciolo sul canale Rogio a Verciano, e da li venivano caricate su piccole imbarcazioni e attraverso l'Ozzeri e la Formica raggiungevano il porto di S.Concordio.
L'importanza della funzione del Porto cessò presumibilmente con l'arrivo della strada ferrata (1848), anche se la navigazione commerciale sul Fosso Formica è documentata almeno fino al 1899, anno in cui furono fatti al canale dei lavori di ripristino a seguito di problemi di interramento.
Nel 1854 le merci importate al Porto della Formica furono il veicolo per la trasmissione di una epidemia di colera che fece oltre 90 vittime solo a S.Concordio.

Il Porto è stato utilizzato intensamente anche per il trasporto di pietre, terra e materiale di costruzione per le Mura di Lucca. E’ documentato in particolare che, durante la costruzione dell’ultima cerchia delle Mura urbane, venivano portate per via fluviale le pietre dalle cave di Guamo. Le pietre venivano trasportate con barrocci fino ad un porticciolo sul canale Rogio a Verciano, e da lì venivano caricate su piccole imbarcazioni e attraverso l’Ozzeri e la Formica raggiungevano il porto di S.Concordio. L’importanza della funzione del Porto cessò presumibilmente con l’arrivo della strada ferrata (anno 1848), anche se la navigazione commerciale sul Fosso Formica  è documentata almeno fino al 1899, anno in cui furono fatti al canale dei lavori di  ripristino a seguito di problemi di interramento. Nel 1854 le merci importate al Porto della Formica furono il veicolo per la trasmissione di una epidemia di colera che fece oltre 90 vittime solo a S.Concordio.

                   

Fino alla seconda Guerra Mondiale sul fosso della Formica hanno continuato a transitare i barchini, condotti per lo più dai verdurai delle corti che fiancheggiano il canale, e vi sono ancora, a S.Concordio, alcuni anziani che si ricordano di essere saliti su quelle piccole imbarcazioni che risalivano il fosso Formica fino alla città. Il canale Formica, tuttora navigabile nella parte a sud dell’Autostrada Firenze-mare fino all’Ozzeri, è stato invece intubato tra gli anni ’60 e gli anni ’80 del ‘900 nella parte che attraversa il quartiere di S.Concordio.

              


Sono conservate presso gli Archivi Storici lucchesi delle splendide mappe del porto della Formica, alcune delle quali, risalenti alla seconda metà dell’’800, consentono una ricostruzione abbastanza precisa della ubicazione e delle dimensioni del bacino, delle strutture portuali e della darsena come dovevano essere vicino al momento della dismissione, cioè come dovrebbero essere oggi rinvenibili se venissero effettuati degli scavi, non essendo da allora stato praticamente alterato in maniera significativa lo stato dei luoghi.

          


Il Porto era lungo circa 68 metri e largo circa 16, e disponeva di 4 scali sul versante est (attualmente area Gesam). La darsena misurava circa metri 10 per 5. Oltre che di attracco per i navicelli e i barchini, era dotato di un magazzino per le merci. Si trovava all’inizio di via Formica, sul versante est della strada, tra l’incrocio con la via Nottolini e l’incrocio con la via Consani, ove si trovano attualmente un muro (che è stato ipotizzato possa essere parte di un muro di contenimento del bacino del Porto in quella che è stata la sua ultima sistemazione), dei grandi pini e alcuni piccoli prefabbricati della azienda del gas Gesam e della Circoscrizione 7.
I ritrovamenti del 1998, quando, in occasione degli scavi per la posa della banda a fibre ottiche, il prof. Michelangelo Zecchini ha rinvenuto un tratto di circa 10 metri del muro di contenimento del Porto, confermano che le strutture interrate del Porto si estendono a est della via Formica, nell’area Gesam e in parte sotto il prefabbricato sede della attuale Circoscrizione, di cui è prevista la demolizione per consentire la costruzione dei nuovi contestati edifici. Il precedente ritrovamento risaliva alla metà degli anni ’50, durante i lavori di sistemazione dell’inizio di via Formica, e anche in quella occasione fu riferito, da uno dei dirigenti dei lavori, “che fu trovato un muro di contenimento in pietra squadrata e una scaletta sempre in pietra (subito rinterrata) che conduceva al livello dell’acqua, sul tipo del molo di Viareggio”.

 

              


Oggi il porticciolo non è visibile perché, come si è detto, il bacino è stato riempito di terra, e questo è accaduto presumibilmente negli ultimi decenni dell’ ‘800, quando iniziò la costruzione e lo scavo delle fondamenta dei grandi Gasometri, proprio accanto alla darsena del Porto stesso. E’ verosimile che la terra di risulta degli scavi sia stata utilizzata per il riempimento del bacino. A parte i piccoli prefabbricati collocati negli anni ’80, il bacino del Porto è rimasto sostanzialmente immutato dal momento in cui è stato sepolto. I cittadini di S.Concordio, anche riuniti nelle varie associazioni di tutela del territorio, da decenni auspicano che il bacino del Porto venga ripulito e le sue strutture vengano riportate alla luce. Al contrario, quello che drammaticamente si prospetta è la loro definitiva perdita a causa della imminente realizzazione di un pesante intervento edilizio, che la intenzione enunciata della Gesam di costruire una piccola vasca artificiale “a memoria del Porto” non appare idonea a mitigare.